di Francesco Benucci – Ci sono percorsi, dinamiche e traiettorie in cui sport e vita si intrecciano in modo indissolubile, corroborandosi vicendevolmente, condividendo molteplici tappe, legandosi a più riprese, specchiandosi uno nelle peculiarità dell’altra, tramite una metafora in cui convergono, accomunando entrambi i concetti, insegnamenti, impegno, sogni, delusioni, gioie, incontri. Lo sa bene, Marco Castelli, triatleta casentinese che ha recentemente conquistato il primo posto, nella propria categoria, all’Ironman svoltosi ad Alghero, ottenendo così la qualificazione per il Campionato del Mondo di Nizza. Ma se questo successo è la ragguardevole punta dell’iceberg, dietro c’è stato e continuerà ad esserci un cammino fatto di scelte, obiettivi, sacrifici, traguardi, resilienza e passione, un cammino che ben esemplifica la menzionata coincidenza tra vita e sport e che rende l’iter di Marco talmente interessante nonché speciale da trasmetterci la curiosità di apprendere dalle sue parole come è nato e come si è sviluppato nel tempo.
Quando e come nasce la passione per l’attività sportiva in generale e per il triathlon (disciplina che si articola in tre ambiti: nuoto, ciclismo e corsa) in particolare? «La mia passione per lo sport nasce circa vent’anni fa con il calcio, come tanti ragazzi della mia età. Tuttavia gli sport di squadra non mi hanno mai appassionato particolarmente e poco dopo mi sono avvicinato alla mountain bike. È lì che ho iniziato le prime competizioni e ho vissuto le prime soddisfazioni sportive, entrando a far parte di un gruppo molto affiatato che ancora oggi conserva forti legami con il mondo dello sport. Dopo la categoria Juniores, essendo inserito in un team semiprofessionistico, la mountain bike richiedeva un impegno sempre maggiore e ho deciso, a malincuore, di interrompere l’attività agonistica per dedicarmi ad altri aspetti della vita. La passione per lo sport però non è mai venuta meno. Dopo alcuni anni di allenamenti svolti senza obiettivi specifici, nel periodo successivo al Covid, ho riscoperto il piacere della competizione attraverso il trail running, disciplina che ancora oggi considero la mia grande passione. Il triathlon è arrivato più tardi, quasi per caso, durante il recupero da importanti infortuni alle caviglie. Ho ripreso la bicicletta e successivamente ho deciso di imparare a nuotare partendo completamente da zero. Da lì è nata una nuova sfida che si è trasformata rapidamente in una grande passione».
Come si è sviluppata questa passione e cosa comporta? «Oggi il triathlon occupa gran parte del mio tempo libero (circa 20/24 ore di allenamento a settimana). Allenare tre discipline richiede organizzazione, costanza e disciplina. Ci sono sacrifici, soprattutto nella gestione del tempo lavorativo, ma le soddisfazioni ripagano ogni sforzo. La cosa che più mi piace è il percorso di miglioramento continuo. Nel nuoto, ad esempio, sono partito senza riuscire a completare una vasca in modo corretto e oggi riesco a competere in gare internazionali. Questo mi ha insegnato che con costanza e pazienza si possono raggiungere obiettivi che inizialmente sembrano impossibili».
Come è avvenuto “l’incontro” con la competizione dell’Ironman, la gara di triathlon più celebre e impegnativa? «Nel mondo del triathlon si sente parlare continuamente di Ironman. È probabilmente il circuito più conosciuto e prestigioso al mondo e rappresenta un punto di riferimento per migliaia di atleti. Fin dai miei primi mesi nel triathlon vedevo l’Ironman come qualcosa di speciale. Le iscrizioni alle gare spesso vanno esaurite nel giro di poche ore o pochi giorni dall’apertura e riuscire a prendere parte a una di queste manifestazioni è già di per sé un’esperienza importante. L’organizzazione, l’atmosfera, il livello degli atleti e la storia che questo marchio rappresenta rendono ogni evento unico. Dopo le prime esperienze nel triathlon e i buoni risultati ottenuti, insieme ad Alessandro e Sara, ci siamo posti un obiettivo ambizioso: provare a conquistare la qualificazione per il Campionato del Mondo Ironman 70.3. Da quel momento Alghero è diventata la gara obiettivo della stagione. Con il supporto del mio allenatore e della mia nutrizionista abbiamo pianificato ogni dettaglio della preparazione, dagli allenamenti all’alimentazione, cercando di arrivare al via nelle migliori condizioni possibili».
Come è andato il recente evento di Alghero? «Quella di Alghero è stata la mia prima gara del circuito Ironman. Arrivavo da una stagione molto positiva, con un quinto posto assoluto all’AS75 di Cesenatico e un terzo posto di categoria al Challenge Cesenatico, risultato che mi aveva già garantito una qualificazione mondiale. Ad Alghero però l’obiettivo era ancora più importante. Dopo mesi di preparazione sono riuscito a vincere la mia categoria, conquistando la qualificazione al Campionato del Mondo Ironman 70.3 di Nizza del 12-13 settembre 2026. Tagliare quel traguardo sapendo di aver raggiunto un obiettivo costruito mese dopo mese è stata un’emozione difficile da descrivere».

Cosa vuol dire sottoporti a una competizione così impegnativa? Che emozioni provi e cosa ti trasmette? «Per me significa mettere alla prova prima di tutto la mente. L’Ironman non premia solo chi è più forte fisicamente, ma chi riesce a rimanere lucido, costante e determinato per mesi di preparazione. Ogni gara diventa una metafora della vita: ci sono momenti in cui tutto sembra facile e altri in cui devi continuare ad andare avanti anche quando sei stanco o in difficoltà. È proprio questo che mi affascina».
Amici e familiari ti sostengono in questa passione? Vuoi ringraziare qualcuno in particolare? «Ho la fortuna di avere accanto persone che credono nei miei obiettivi e che mi sostengono ogni giorno in questo percorso. Un ringraziamento speciale va alla mia ragazza, Sara, che mi è stata vicina soprattutto nei momenti più difficili legati agli infortuni. È stata una presenza fondamentale quando le cose non andavano come speravo e ha sempre creduto nelle mie possibilità, anche quando io stesso avevo qualche dubbio sul mio futuro sportivo. Un grazie sincero va anche ad Alessandro, con cui condivido tanti progetti sportivi e associativi. Oltre ad essere un amico, è una persona con cui condivido una visione comune dello sport e che ha contribuito a farmi credere in obiettivi sempre più ambiziosi. Ringrazio inoltre la mia famiglia, gli amici, gli sponsor e tutte le persone che ogni giorno mi sostengono, mi incoraggiano e condividono con me le emozioni di questo percorso sportivo».
Quali sono i tuoi sogni e obiettivi futuri? «Il prossimo grande obiettivo è il Campionato del Mondo Ironman 70.3 di Nizza. So che il livello sarà altissimo e il mio obiettivo principale sarà vivere al meglio questa esperienza e confrontarmi con alcuni dei migliori atleti al mondo della mia categoria, cercando di imparare il più possibile da un contesto sportivo di altissimo livello. Nei prossimi mesi lavorerò soprattutto sul nuoto, che rappresenta ancora il mio punto più debole. Nonostante i grandi miglioramenti ottenuti in meno di un anno, è la disciplina nella quale ho ancora il maggiore margine di crescita e sulla quale concentrerò gran parte del lavoro estivo. Parallelamente continuerò a portare avanti il mio lavoro di personal trainer e running coach, che rappresenta una parte fondamentale della mia vita. Ogni giorno ho la possibilità di aiutare persone con obiettivi molto diversi tra loro: chi vuole tornare in forma, chi vuole stare meglio, chi vuole preparare una gara o semplicemente ritrovare fiducia in sé stesso. Se c’è una cosa che il mio percorso sportivo mi ha insegnato è che la costanza, la disciplina e la determinazione possono portare a risultati che inizialmente sembrano impossibili. Per questo cerco sempre di trasmettere ai miei clienti il messaggio di credere nei propri obiettivi e di non smettere mai di lavorare per raggiungerli. Tengo molto a sottolineare che sono un atleta amatore. Dietro ai risultati ottenuti non ci sono giornate dedicate esclusivamente agli allenamenti, ma tante ore di lavoro, impegni quotidiani e sacrifici, esattamente come per molte altre persone. Proprio per questo spero che la mia esperienza possa dimostrare che, con organizzazione, passione e costanza, è possibile inseguire grandi sogni senza rinunciare alla propria vita professionale. Continuerò inoltre a promuovere lo sport sul territorio attraverso il Concept Collective Team e il Concept Trail Series Casentino, realtà nelle quali credo profondamente e che mi permettono di condividere con altre persone la passione che accompagna il mio percorso sportivo da tanti anni».


