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sabato, 9 Maggio 2026

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La Macìa di Bambina Morta

di Terenzio Biondi – La trovarono la mattina, finita la tormenta, ai piedi di un grosso faggio, la testolina appoggiata al tronco e le manine che stringevano ancora il sacchetto con dentro il cibo per il babbo. Pareva dormire ed invece era morta. La notizia si diffuse rapidamente in quel di Quota e di Garliano, di poggio in poggio, di casa in casa, e per tanti giorni tutta la gente della zona, quasi in processione, prendeva su per l’erta via che dal versante di Garliano e da quello di Quota porta in Pratomagno.

Dappertutto si parlava della bambina che andava da sola a portare il cibo al babbo che lassù, nei boschi delle cime del Pratomagno, dal sorgere al calar del sole lavorava nelle carbonaie. Sorpresa dalla tormenta sul far della sera, la piccina aveva cercato rifugio ai piedi di un faggio, ma il freddo e la lunga notte non le avevano concesso scampo.

Qualcuno cominciò a portare con sé una pietra e a depositarla nel punto ove era stata trovata la bambina morta. L’usanza si diffuse in breve tempo sì che tutti i viandanti che da Garliano e Quota andavano in Pratomagno presero l’abitudine di portarsi dietro una pietra e, giunti sul luogo, la mettevano con cura sopra le altre pietre.

Adulti, vecchi, bambini… e più la pietra era pesante e più lungo era il viaggio da fare, maggiori erano – secondo le credenze popolari – le grazie che il viandante acquisiva. In pochi anni venne su un enorme cumulo di pietre, una “macìa”, simile ad altre macìe del Casentino: la Macìa di Bambina Morta.

Sono passati quasi duecento anni, ma non dovete credere che l’usanza sia del tutto scomparsa. Gli ultimi – in ordine di tempo – a portare lassù una pietra sono stati i miei amici Enrico e Lorenzo, fiorentini innamorati della pesca nei torrenti casentinesi e delle tante storie e leggende che nei nostri luoghi hanno “scoperto”.

Il mese scorso, venuti in Casentino per una pescata alla trota nel tratto più a monte del Teggina, si sono presentati con due grosse pietre nel portabagagli dell’auto. Arrivati a breve distanza da “Bambina Morta”, se le sono caricate sulle spalle – una per ognuno – e le hanno depositate sulla cima della macìa. Dato il breve percorso compiuto a piedi le grazie acquisite sono veramente poche, ma a loro va bene così.

Chiedevano solo di riuscire a catturare qualche grossa fario dei torrenti del Pratomagno e ce l’hanno fatta. Grazia ricevuta!

I RACCONTI DEL TORRENTE Storie, leggende, incontri… nei torrenti del Casentino è una rubrica a cura di Terenzio Biondi

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